Ho ascoltato qualcuno parlare di amore.

Erano parole leggere che rimbalzavano come da un albero all’altro, in una foresta, quando gli alberi di notte, che nessuno li ascolta, si parlano.

Leggere, le parole sembravano vento. Ma, mentre le ascoltavo, mi sentivo piccola in mezzo a quella foresta di grandi alberi che si parlavano e mi sembrava di non capire. Alzavo lo sguardo in alto e vedevo le parole che viaggiavano da un albero all’altro e sentivo il vento.

Ogni tanto una parola mi raggiungeva, come se stesse cadendo per sbaglio dall’altezza di quei grandi alberi e io la raccoglievo prima che si schiantasse per terra. Ma non capivo il senso. Sentivo “rispetto”, “innamorarsi”, “guardarsi”, “scelta”… ma a cosa si riferivano? Non capivo.

Mi dissi che stavano rispondendo alla domanda che ci facciamo tutti prima o poi: che cos’è l’amore. Ma gli alberi cominciarono a ridere di me mentre si guardavano e continuavano a parlare, leggeri. Che banalità chiedersi cos’è l’amore. Sei un bonsai banale, il solito ficus.

Ma io non sono il solito ficus, sono un mandorlo, trovalo tu un mandorlo in un banale negozio di bonsai, sai quanto lo devi cercare?

Ma le parole continuavano a viaggiare nel vento, da un albero all’altro, e io mi appropriavo solo di quelle che cadevano per sbaglio e ancora non capivo a cosa si riferissero.

A un certo punto un albero, un po’ compassionevole del fatto che con le mie radici, il vasetto e la mia tarchiatura non potevo elevarmi, si è abbassato verso di me e mi ha detto: “non ci chiediamo cos’è l’amore, questo lo fanno tutti. Stiamo rispondendo alla domanda: chi sei nell’amore?”.

Ah… cioè… roba un po’ personal, scusa, io di solito non mi confido così con gente che non conosco, figurati con gli alberi che mi deridono.

Ma quella domanda non solo mi era caduta accanto, mi aveva rivestita come una rugiada pesantissima che impregnava le foglie, i rami, la terra, le radici, i germogli… chi sono io? e chi sono io nell’amore? cazzo… mi ha colpita come una freccia questa domanda. Mi fa male come un buco nel tronco. Ho un impellente impulso a rispondere, non mi trattengo… ma per rispondere devo guardare davanti a me e accanto a me. Perchè io sono – nell’amore – insieme a chi amo. Ed è pieno di gente accanto e davanti a me.

Io oggi sono “ti aspetto” e “ho paura”. Non sono l’attesa e la paura. Sono proprio “ti aspetto” e “la paura”. Ti aspetto perchè ti ho incontrata e non era ancora il momento giusto della libertà e ho paura perchè non lo so davvero se alla fine di tutto il momento sarà giusto. Ci spero. Forse… lo vedo anche all’orizzonte.

Dice un albero: non ascoltare i bonsai, sono troppo piccoli perchè le loro parole viaggino nel vento, ma se vuoi, investilo di rugiada pesante così magari un po’ si eleva.

  • Ho ascoltato…

    Ho ascoltato qualcuno parlare di amore. Erano parole leggere che rimbalzavano come da […]

  • Sentinella, a che punto è la notte?

    La frase che cito è presa da un versetto del libro di Isaia, […]

  • Merce Rara

    Ho imparato a ricamare. Ero da sola, appena chiusa una relazione, a rischio […]

#

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *