La frase che cito è presa da un versetto del libro di Isaia, un versetto assai difficile da comprendere. Il contesto è breve da raccontare. Il buon profeta Isaia, un levita (si occupa del culto e della legge) vive in un periodo di forti tensioni in Israele, sotto la minaccia Assira, intorno al 700 a.C. C’è un po’ di casino politico in quel momento e a questo tizio sconosciuto una notte arriva una visione che preannuncia la caduta di Israele. Lui, poverino, si ritrova a dover dire al suo popolo che sta per accadere una drammatica caduta militare e politica dovuta alla caduta morale dei suoi compatrioti. Arduo compito spiegare che stanno per essere sterminati a causa del fatto che si sono persi per strada la via delle virtù morali. E tocca a lui. Io, solo per dire eh?!, se fosse capitato a me avrei cercato una mediazione con Dio, tipo: Signore, tanto non mi ascolta nessuno… lasciamo stare no?! Certo che con quello che sta succedendo oggi in Israele ci si domanda davvero che cazzo non abbiano capito dalla loro stessa storia.

Bhe insomma, il povero Isaia passa dei giorni difficili e infatti dice: “Il mio cuore si smarrisce, il terrore s’impossessa di me; la sera, alla quale anelavo, è diventata per me uno spavento” (Is. 21,4). Ma quando la gente capisce che lui è l’interlocutore di Dio, comincia a chiedergli notizie su quanto durerà questa situazione spaventosa e dice “Sentinella, a che punto è la notte?”.

In ebraico la parola veglia (sentinella) e la parola mandorlo hanno la stessa radice. Il mandorlo è una pianta che fiorisce per prima quando arriva la primavera, come una sentinella della stagione mite, della fine del freddo e della povertà della terra. La sentinella è lì postata sulle mura della città e scruta nella notta ciò che succede e ha il compito di dire al popolo quello che arriva. La domanda non è “quanto dura la guerra, quanti di noi moriranno, sta arrivando il nemico?”, ma … “a che punto è la notte?”, cioè: per quanto ne abbiamo ancora? Quanto durerà questo tempo di sofferenza?

Questa domanda è la stessa che mi faccio ogni volta che mi tagliano una radice, mi piegano i rami o mi potano un pezzetto. Per quanto ne abbiamo ancora? quando mi lasci in pace per rifiorire con quello che mi è rimasto?

Sto guardando la notte di ciò che accade intorno a me, sembra che gente in ordine ce ne sia ben poca ultimamente, depressione, ansia, bipolari, schizofrenici che aumentano di numero, ma dove erano nascosti fino a poco fa? Ma quanto durerà ancora questa notte delle relazioni belle, libere e arricchenti? Forse vedo davanti a me una timida alba ma faccio fatica a crederci. Fare la sentinella di notte sui bastioni della città è difficile, gli occhi si confondono guardando per tutte quelle ore la nottte… sembra da lontano un bagliore ma non so se sono solo i miei occhi stanchi.

Però… viene il giorno e poi di nuovo la notte, dice Isaia, cioè: una tregua arriva, riposerai i tuoi occhi e il tuo cuore ma la notte torna, non se ne va del tutto. Magari però… sarai pronto ad affrontarla di nuovo.

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